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June 24 La seconda dittatura del mafioso nano
May 01 Salsa Los Angeles StylePer capire meglio il fenomeno Los Angeles Style bisognerebbe andare indietro nel tempo ed avere come punto di riferimento un film che è stato fondamentale per la nascita di questo stile. Si tratta del film "Salsa", una pellicola uscita nel 1988 e ambientata a Los Angeles. Un'operazione che voleva, dieci anni dopo, rinverdire il successo di un altro fondamentale film nella storia del ballo moderno: "Saturday's Night Fever".
Il film era interpretato da un allora noto cantante pop portoricano Roby Rosa, trasformatosi con ottimi risultati dalla notte alla mattina in ballerino, cosa avveratasi anni dopo con un altro cantante portoricano, Chayanne, nel film "Dance with me" interpretato a duo con Vanessa Williams. La trama del film "Salsa" è davvero esile, racconta le vicende di un ragazzo di origine portoricana che sogna di vincere un concorso di salsa per poter finalmente visitare la tanto agognata Puerto Rico. Il film è condito, a parte qualche scena metropolitana di un certo interesse, dai soliti amori, dalle solite gelosie e dai soliti stereotipi legati all'immagine degli immigrati portoricani. Nonostante la sua fragilità il film merita di essere visto per le bellissime scene dedicate al ballo. Nella pellicola i ballerini danno vita ad alcuni virtuosismi straordinari, introducendo nella salsa: pirouette, casquet, acrobazie e prese in aria ereditate da balli spettacolari quali il rock and roll, l'afro-jazz e la danza moderna.Tutto questo grazie alla fantasia di due coreografi Kenny Ortega ,coreografo tra l'altro del celebrissimo "Dirty Dancing", e della sua preziosa collaboratrice Miranda Garrison, che è anche una delle principali interpreti della pellicola. Interessante è anche un video didattico in cui Kenny Ortega, partendo proprio da questo suo film ci spiega la sua idea della salsa. Da questo video didattico (da in me in possesso nella sua versione in tedesco) si evince di come Kenny non abbia una idea precostruita della salsa. Non ha un passo base stabilito, né un tempo preciso di esecuzione. Lui non fa altro che prendere dei ballerini di diversa estrazione geografica e sfruttando le loro capacità confeziona per loro una salsa spettacolare e virtuosa che non ha una radice ma che si trasforma in un contenitore artistico aperto alla contaminazione e alle influenze più disparate. Questa insita libertà espressiva, priva di condizionamento alcuno ci deve aiutare moltissimo a capire il fenomeno in questione. Un cubano nato a Cuba si formerà nel solco della tradizione coreutica del suo popolo, potrà magari innovare, creare un suo proprio stile ma senza rinunciare alla sua cubania. Un latino nato in una metropoli come Los Angeles non si sentirà costretto a seguire nessuna tradizione, potrà creare in maniera assolutamente libera cercando di assemblare le cose che più gli piacciono e più gli interessano senza per questo passare per traditore (fenomeno molto abituale anche da noi in Italia). La salsa di Kenny Ortega diventa quindi di per se un incredibile fucina, un laboratorio coreografico, una sorta di Free Style che si trasforma in un importante precursore di quello che sarà battezzato successivamente Los Angeles Style. La città di Los Angeles diventa il luogo ideale per la nascita di questo nuovo stile.La città degli angeli è infatti abitata da una foltissima comunità ispanica. Fra le varie comunità spicca però in particolare quella messicana, sicuramente non assimilabile alle altre comunità caraibiche che popolano in particolare i quartieri della Grande Mela (il celeberrimo Spanish Harlem). Gli americani di origine messicana da queste parti vengono chiamati chicanos e sono proprio loro ad essersi messi a capo del movimento salsero. Un movimento piuttosto forte che garantisce grandi sale da ballo, un'ottima programmazione dal vivo e persino la rivista di salsa più famosa del mondo "Latin beat". Io ho avuto la fortuna di assistere da vicino all'evoluzione di questo stile. Mi ricordo nel 1997, quando a Puerto Rico vennero per la prima volta i Fratelli Vasquez. Il loro stile destò subito un grande interesse e anche qualche perplessità. Colpivano soprattutto perché erano diversi ed avevamo una idea molto interessante e innovativa di che cosa fosse uno spettacolo di salsa. In quella occasione i ballerini di Los Angeles, capitanati dai fratelli Vasquez, mostrarono al mondo intero il polso di questa città che, capolinea di molte influenze, ha dato vita ad un tipo di salsa che per la sua spettacolarità e per la ricerca del colpo ad effetto ricorda molto da vicino la lambada brasiliana. Un modo di ballare molto libero e creativo, che però ha cominciato ad avere una sua precisa definizione solo con il passare degli anni. Quando i Vasquez vennero per la prima volta a Puerto Rico ad esempio non avevano in realtà uno stile definito. Avevano sì molte idee ma diveniva assai difficile classificare il loro stile che poteva cambiare molto da uno spettacolo all'altro. Arrivati a Puerto Rico hanno avuto però la possibilità di conoscere e vedere all'opera i migliori ballerini del mondo e da lì è nato a l'idea di ispirarsi principalmente al ballo in linea per poi edificare su quella base la loro idea della salsa. Ecco perché oggi ci sono molti elementi in comune tra la salsa di Los Angeles, quella di New York e quella di Puerto Rico. Prima della nascita del Congresso questi ballerini andavano ognuno per la loro strada, poi, incontrandosi, hanno incominciato a fondere i loro stili e prendere ognuno ispirazione dal lavoro degli altri. Di fatto oggi la salsa di Los Angeles si è trasformata in una salsa in linea che nella sua versione più semplice non è tanto diversa da quella portoricana o da quella newiorkese. Si differenzia però dal fatto che i ballerini di Los Angeles privilegiano il fatto di ballare sul primo tempo della musica per accentuare la velocità di esecuzione (ma d'altra parte non è obbligatorio ballare sul due negli altri stilli, o almeno non sta scritto da nessuna parte). La loro salsa si complica tantissimo quando inserisce quelle che sono le loro tipiche acrobazie, quelli che in inglese si chiamano trucks o lifts come ad esempio il celebre "muerto", figura in cui la donna nel cadere per terra viene risollevata dai piedi dell'uomo. La salsa di Los Angeles rimane per molti una salsa profondamente americana con quel tanto di kitch che l'allontana parecchio dal tipico sabor caraibico. Ci troviamo però, non dimentichiamolo, ad Hollywood, nella patria del cinema e dello spettacolo e quindi ci sembra normale che la salsa californiana punti più sull'effetto a sorpresa che sul puro sabor. E' però indubbio che la salsa in stile Los Angeles sia una realtà che ha portato sulla scena moltissimi bravi ballerini, molti dei quali nati al di fuori dei confini californiani. E' una salsa infatti perfetta per un pubblico molto giovane e dinamico, non particolarmente legato alla tradizione. Chiaramente la sua modernità potrà farla sembrare scandalosa agli occhi dei conservatori e dei guardiani della tradizione, ma si inserisce in quella dialettica, oggi tanto attuale, tra innovazione e tradizione che sta dando parecchi grattacapi anche ai cultori e gli amanti della vecchia musica afro-latino-caraibica. E' sicuramente un fenomeno contemporaneo ai tempi in cui viviamo. Ognuno potrà accettarlo o meno, amarlo o odiarlo ma è indubbio che è un fenomeno che esiste e che è sicuramente lo specchio di una salsa, in questo momento, sempre di più proiettata verso il futuro. Tratto da: salsasocialclub.com
January 05 Sulla vostra lurida coscienza, marcirete all'inferno![]() ![]() ANTONIO BASSOLINO: Sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, Governatore della regione Campania dal 2000 ad oggi, Commissario Straordinario per l'emergenza rifiuti dal 2000 al 2004.
![]() ROSA IERVOLINO: Sindaco di Napoli dal 2001 ad oggi.
![]() SILVIO BERLUSCONI: Presidente del Consiglio dei Ministri dal 2001 al 2006.
![]() GIUSEPPE PISANU: Ministro degli Interni dal 2002 al 2006.
![]() ROMANO PRODI: Presidente del Consiglio dei Ministri dal 2006 ad oggi.
![]() GIULIANO AMATO: Presidente del Consiglio dei Ministri dal 2000 al 2001, Ministro degli Interni dal 2006 ad oggi.
December 17 Thyssenkrupp: morti 5 operai, altri 2 in gravi condizioniSale a cinque il bilancio delle vittime dell'incendio all'acciaieria torinese della Thyssenkrupp. E' morto all'ospedale Molinette Rocco Marzo, 54 anni, il capoturno che insieme con i colleghi della linea 5 era stato investito dall'olio bollente e infiammato. Era sposato e padre di due figli. Nell'incendio aveva riportato ustioni sull'80% del corpo. Ancora piu' estese le ustioni degli ultimi due operai tuttora in vita, Giuseppe Demasi e Rosario Rodino'. (ANSA)
Io sono contrario alla pena di morte, perchè nessun essere umano deve poter decidere della vita e della morte di altri (della sua si, quindi sono x l'eutanasia, ma questo nn c'entra ora). Però sono favorevole alla tortura per reati gravi e indubbiamente accertati, quale può essere quello fatto da un datore di lavoro che non investe nella sicurezza delle sue fabbriche perchè gli interessa solo gadagnare miliardi senza investire 1 euro nella sicurezza. Tanto se c'è un incidente come le bestie muoino gli operai (quelli che guadagnano meno di 1.000 euro al mese) non lui che intanto si gode le maldive... Nella fabbrica a cui si riferisce la notizia sopra gli estintori erano vuoti, le uscite di sicurezza non c'erano, i turni di lavoro erano duri, per pagare i mutui e sostenere la famiglia gli operai erano costretti a fare straordinari ed ad essere continuamente depressi per il ricatto del contratto a tempo determinato. Che dire, questo non è un caso, questo in Italia è comune nella stragrande maggioranza delle fabbriche. Basta vedere quante persone muoino sul posto di lavoro ogni anno... VI ODIO TUTTI!!! October 09 Milano vergogna mondiale del calcioMai era successo, almeno in Europa, che in occasione di gare, sia ufficiali che amichevoli, tra due nazionali, i tifosi di casa fischiassero l'inno della nazionale ospite. E' successo a Milano in occasione di Italia-Francia e a fischiare non erano pochi imbecilli, bensì l'intero stadio!!! Figura di merda mondiale, su tutti i telegiornali del mondo passano e ripassano le immagini della vergogna. Intanto la FIGC medita, per punizione verso il pubblico milanese di non portare più la nazionale italiana a giocare a San Siro, almeno per alcuni anni. Il minimo direi... August 25 Napoli città di serie A...Nella speranza che un giorno lo Stato riesca a liberarci dall'oppressione della criminalità organizzata, invito nel frattempo tutti i napoletani per bene, ovvero tutti i napoletani veri, a dare nel proprio piccolo un contributo quotidiano affinche questa città possa migliorare. E' vero, la gente non per bene è più rumorosa, si fa notare, è più visibile agli occhi distratti di chi guarda Napoli dal di fuori, ma noi siamo e sappiamo di essere la stragrande maggioranza, facciamoci vedere! Rispettiamo la città, teniamola pulita, non giriamo lo squardo quando vediamo qlcs che non va, ribelliamoci, cerchiamo di portare dalla nostra parte più gente possibile, diamo il nostro contributo affinche si inverta questa tendenza che vede i giovani crescere col mito del guappo, cerchiamo di praticare e di divulgare la legalità, il rispetto e la civiltà.
IO CI CREDO !!! May 27 Verona senza vergognaSono stati i giornalisti di Telecaprisport e Canale 9 quelli presi maggiormente di mira dai teppisti veronesi durante la partita di oggi pomeriggio al Bentegodi. Per l'emittente dei Faraglioni erano presenti Paolo Del Genio e Nello Odierna, ma anche i cameramen sono stati colpiti da bottiglie e aggrediti; insulti, sputi e tentativi di aggressione anche nei confronti di Carlo Alvino e Sabatino Comito di Canale 9, dell'allenatore ex Chievo Attilio Tesser e del presidente del Corecom Campania, Samuele Ciambriello, che hanno partecipato alla diretta dell'emittente televisiva. Solo l'intervento delle forze dell'ordine ha evitato che la situazione degenerasse in maniera pericolosissima. "Un fatto gravissimo perché accaduto in tribuna stampa - ha commentato Paolo Del Genio - Si parla spesso delle curve, ma a Verona ho visto gente, anche donne con bambini al seguito, che con odio e rancore ci lanciavano addosso di tutto dalla tribuna sopra di noi. Erano tantissimi e abbiamo rischiato molto, ci sono stati momenti veramente pericolosi fino all'intervento delle forze dell'ordine. Devo dire che in oltre 20 anni non mi era mai capitata una cosa così grave. Lo stadio di Verona andrebbe chiuso per molto tempo, Napoli ha pagato con la squalifica per cose molto meno gravi". Intanto, l'Ussi Campania ha stigmatizzato l'accaduto ed ha fatto intendere di voler portare l'Hellas Verona e la Lega Calcio in Tribunale. D'altronde cosa ti puoi aspettare da una città come Verona che ha appena eletto sindaco un caprone della Lega Nord? Cmq ecco il video di parte dell'accaduto: January 23 Napoli-Genoa un'amicizia che si rinnova Tra le tifoserie di Napoli e Genoa c'è un gemellaggio che risale addirittura agli inizi degli anni 80. Non so se siano mai esistiti gemellaggi tra tifosi di calcio di questa durata, ma la cosa sorprendente è l'intensitaà con cui vivono questo gemellaggio non solo i tifosi organizati, ma tutti tifosi.Per fare alcuni esempi, è frequente trovare in internet forum dedicati al Napoli che hanno una sezione dedicata al Genoa e che spesso è gestita proprio da un tifoso genoano (accande anche il vicevera). Sono frequenti le discussioni cordiali ed amichevoli tra i tifosi delle due squadre sui forum, blog, siti, ma anche nella vita reale. Solitamente quando entrano tifosi di calcio sui siti sportivi di un'altra squadra è sempre con intenzioni maligne: insulti, minaccie, offese, litigi, ecc... Tifosi Napoletani e Genoani invece convono tranquillamente e si scambiano frequntemente parole di rispetto ed amicizia. Di recente mi è capitato di consigliare ad un tifoso Genoano una pensione dove pernottare a Napoli il giorno della gara tra gli azzurri ed i grifoni (il prossimo 29 gennaio) senza sapere manco chi sia. Solitamente quando i tifosi ultras di una squadra vanno in trasferta, vengono prelevati e scortati dalle forze dell'ordine dalla stazione di arrivo fino allo stadio per evitare scontri con i tifosi di casa. Appena questi raggiungono lo stadio vengono sommersi da insulti, oggetti e cori contro. Tutto ciò non avviene tra napoletani e genoani, anzi di solito sono i tifosi organizzati che vanno ad accogliere i tifosi ospiti alla stazione per partire in corteo verso lo stadio. All'ingresso vengono sommersi di applausi. Una volta a Genova, i tifosi del Napoli vennero accolti da uno stadio pieno di Bandierine per metà azzurre e metà rossoblù con le scritte Napoli e Genoa; inoltre un mega striscione dominava la curva del Genoa con scritto "Sempre orgogliosi della Vostra amicizia". I tifosi azzurri esposero un grande striscione con scritto "Napoli saluta il popolo genoano" e partirono i cori dei napoletani per i genoani che lottano per la promozione in A: "In serie A, ritornerete in A...". E' frequente udire inoltre allo stadio cori Genoa-Genoa dei tifosi napoletani o Napoli-Napoli da parte dei genoani.Lo scorso anno i gruppi ultras del Napoli andarono fino in Liguria a sostenere il Genoa nella finale play-off tra Genoa e Spezia, lo stesso avvenne con la Salernitana. Spesso si vedono al San Paolo stendardi dei tifosi organizzati del Genoa in curva al fianco di quelli del Napoli. Che dire, una cosa bellissima! ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() December 11 10 dicembre 2000 - 10 dicembre 2006 - 6 anni insieme - Ale ti amo!![]() Passione Più lontana mi stai, più vicina ti sento... Chissà in questo momento tu a chi pensi... che fai... Tu mi hai messo nelle vene un veleno che è dolce. Non mi pesa questa croce che trascino per te!... Ti voglio... ti penso... ti chiamo... ti vedo... ti sento... ti sogno... E' un anno (6 anni) - ci pensi che è un anno - che i miei occhi non possono più trovar pace... E cammino, cammino... ma non so dove vado... Io sto sempre "ubriaco" ma non bevo mai vino... Ho fatto voto alla Madonna della neve: se scompare questa febbre, le regalo oro e perle... Ti voglio... ti penso... ti chiamo... ti vedo... ti sento... ti sogno... E' un anno (6 anni) - ci pensi che è un anno - che i miei occhi non possono più trovar pace... November 17 Cannavaro avrebbe vinto il Pallone d'Oro! Nuove conferme, ormai un investitura ufficiosa. Quasi ufficiale. Fabio Cannavaro sarà nominato, il prossimo 27 novembre, nuovo Pallone d'Oro, il successore di Ronaldinho. Le indiscrezioni diventano sempre più rumorose. Ormai la concorrenza di Buffon, suo caro amico ed ex compagno di squadra, ed Henry, soltanto vicecampione d'Europa con l'Arsenal e vicempione del mondo con la Francia, sono definitivamente sbaragliate. Dalla Spagna, infatti, dall'emittente radiofonica madrilena Radio Marca, arrivano nuove conferme: molti giornalisti della rivista France Football si troverebbero nella capitale spagnola per le solite, rituali interviste e reportage che si fanno poco prima dell'annuncio ufficiale. Tant'è. Cannavaro sarebbe il quinto italiano a vincere l'ambito premio, se si considera l'oriundo Sivori (1961), Rivera (1969), Paolo Rossi (1982) e Roberto Baggio (1993). L'ambito, ma non ufficiale, trofeo tornerebbe in Italia dopo 13 anni, proprio nell'anno in cui la Nazionale è Campione del Mondo. E Cannavaro il suo capitano. In perfetto stile napoletano. Ormai le voci sono sempre più assordanti, ma il capitano della Nazionale Campione del Mondo fa lo scaramantico. "In Italia tutti parlano del Pallone d'Oro - spiega l'ex juventino in un'intervista esclusiva sul sito ufficiale del Real Madrid - ed io so solo di aver giocato un buon Mondiale, che la stagione passata abbiamo vinto lo scudetto con la Juve (nonostante la sentenza di Calciopoli lo abbia dato all'Inter, ndr) e che ho giocato molto bene. E' difficilissimo che un difensore vinca il Pallone d'Oro, però è normale che lo desidero. Sarebbe emozionante, meraviglioso".
Cannavaro non dimenticherà il 2006. "Sto vivendo un sogno. Il sogno di qualsiasi bambino che, quando comincia a giocare a calcio, vuole vincere il Mondiale. Io ci sono riuscito a 32 anni, come capitano dell'Italia. Tutto è stato perfetto, vediamo ora cosa succederà il 27 novembre, quando i risultati diventeranno ufficiali. E' un premio che mi darebbe molta gioia, lo hanno vinto i più grandi calciatori della storia". Cannavaro, quindi, sta per segnare a Buffon. Ma il difensore madridista non si scompone. Fa l'amico. "Buffon è un fenomeno. E' come Ronaldinho, ma tra i pali. Se lo daranno a lui è come se lo vincessi anch'io". ![]()
gioca pure il suo modello di difensore, Ciro Ferrara, dal quale Fabio apprende tutto, intervento in scivolata compreso... Una volta, con la maglia della Primavera, il giovane difensore interviene cosi' sul grande Maradona. Un dirigente napoletano lo rimprovera immediatamente, ma a prendere le difese della promessa azzurra e' lo stesso numero 10: "Bravo, va bene cosi'", e' la benedizione del campione argentino.
Quando il 7 marzo 1993 (Juventus-Napoli 4-3) Fabio esordisce in prima squadra, Maradona e' gia' lontano e il Napoli si stringe subito attorno al gioiello del vivaio. I risultati non sono entusiasmanti e la squadra lotta per la salvezza, ma appena ventenne Cannavaro gia' incanta, mettendo in luce le grandi doti esplosive che ne faranno il difensore piu' rapido e incisivo della serie A.
Dopo sette anni trascorsi a Parma, nell'estate del 2002 il neo capitano della Nazionale intraprende una nuova avventura a Milano, sponda nerazzurra: per l'Inter di Massimo Moratti, orfana di Ronaldo, un leader in piu' da affiancare a "Bobo" Vieri.
Napoli, Parma e Inter, ma anche tanto azzurro nella carriera di Fabio Cannavaro. Due titoli europei (1994 e 1996) vinti con la maglia dell'Under 21 allenata da Cesare Maldini, poi l'esordio in Nazionale maggiore (22 gennaio 1997, Italia-Irlanda del Nord 2-0), due Campionati del Mondo (1998 e 2002) e un Europeo (2000) fino ai gradi di capitano. Archiviati gli sfortunati Mondiali in Giappone e Corea, infatti, Paolo Maldini da' l'addio all'azzurro e la fascia viene consegnata a Fabio. Per l'Italia si apre l'era di Cannavaro capitano, bagnata dalla qualificazione agli Europei lusitani.
Dopo l'esperienza in Portogallo, in chiusura di calciomercato il passaggio a Torino sponda bianconera. Ad attendere Fabio alla Juventus, l'amico Ciro Ferrara e tanti altri campioni. Per il capitano della Nazionale italiana, la maglia della squadra piu' titolata del nostro calcio: l'ennesima avventura di una carriera luminosa.
Sul campo è un successo dopo l’altro. Fabio diventa protagonista assoluto della difesa bianconera e trascina la Juventus a due scudetti. Sulla panchina, anche a Torino come oggi a Madrid, c’è Fabio Capello e fra i due l’intesa è quella giusta. Nella stagione 2004/05 Fabio non perde una partita: incassa 38 presenze e segna anche due gol. Gli acciacchi di Milano sono definitivamente alle spalle.
Nella stagione 2005/06 la Juventus ha il compito di confermarsi e lo fa alla grande: ancora uno scudetto con Fabio sempre protagonista.
Sul campo la Juventus merita, ma nell’estate del 2006 lo scandalo calciopoli colpisce nel profondo il club bianconero che è costretto a rifondare il proprio staff dirigenziale e ripartire dalla serie B.
Poi è storia di oggi. Fabio Cannavaro segue Fabio Capello a Madrid. “Il Real Madrid –spiega in conferenza stampa- è la squadra dove tutti i calciatori vorrebbero giocare almeno una volta nella vita. A questo punto della mia carriera era probabilmente l’ultima occasione che mi si presentava. Non potevo rifiutare…” Impossibile dire no ai Galacticos!
In attesa del ritorno a casa Napoli....
PER LA GIOIA DELLE DONNE:
November 12 E’ morto il re della sceneggiata napoletanaCient'Anne Mario Merola: stasera t'aggia ricere na cosa ca tanto tiempo te vuleve di a 'napule aggiu fatte tutt'e cose si 'marrapuose nun a fa suffrì miettele sempre rint'a na canzona comme pe cinquant'anne aggie fatt' ì e quan' 'ncontra a chi ne parle male cantale sta canzona e po capi' si 'o vere me prumiett'e fa sti cose' pe nat' e cinquantann'e a fai campa' Gigi d'Alessio: No, senz'e te fernesce Napule sultante tu ta sai difennere si sulu tu si pari e sta citta' stann' emigranne a t'aspetta' pe sunna' no sient'a me nu po' mai nascere niscune te puo' assumiglia' l'e' ritte sempe Napule e mamma ma ce vuo tu pecche' tu si papa' Mario Merola: si e vote pe fatiche mai luntane n'a cartuline appriesso ti a purta te serve spicialmente rind'a nuttata quanne te siente sulo e vuo' turna fanne tesore e tutte sti cunsigli pecche' niscune mai l'a rata 'mme lasse pavata assai na cartuline quann' in da nebbia a forza era canta' guaglio' si o vere me prumiette e fa sti cose pe nate e cinquant'anne a fai canta' Gigi d'Alessio: No, senz'e te fernesce Napule sultante tu ta sai difennere si sulu tu si pari e sta citta' stann' emigranne a t'aspetta' pe sunna' no sient'a me nu po' mai nascere niscune te puo' assumiglia' l'e' ritte sempe napule e mamma ma ce vuo tu pecche' tu si papa' Mario Merola: guaglione nun t'ho scurda' quanne vai pe fore na cartulina te li 'a purta' rint'a nuttata te viene a nostalgia vuo turna nun t'o scurda' mo puo' parti va va..... cient'anne..... cient'anne....cient'anne Addio Mario October 30 Il limite invalicabileNapoli.
Cosa è per me la città di Napoli? E' la mia vita, la mia cultura, la mia famiglia, il mio vanto.
Si avete letto bene, io sono Napoletano e me ne vanto.
Perchè? Perchè credo che chiunque conosca questa città nel modo in cui la conosco io sarebbe invidioso di non essere Napoletano e non potrebbe non amarla.
Una città con un fascino e una tradizione unica al Mondo, nota nel bene e nel male in tutto il globo.
Nella scala dei valori per me è al terzo posto dopo l'amore e la famiglia c'è Napoli.
In questo intervento non voglio decantare i motivi che fanno Napoli la città più bella al Mondo. Magari lo farò in futuro.
Questo intervento vuole entrare nel merito di quelli che sono i problemi di questa città.
Problemi, o meglio Problema, con la P maiuscola.
Io credo che tutti i mali di questa città siano riconducibili ad un solo Problema, la CAMORRA.
Criminalità, emergenza rifiuti, camorra, disoccupazione. Tutti effetti della stessa causa, la camorra (che è causa ed effetto).
CAMORRA -> NO AZIENDE -> DISOCCUPAZIONE -> POVERTA' -> CRIMINALITA' -> CAMORRA
Purtroppo è un circolo vizioso, l'unico rimedio è riuscire ad interromperlo.
La camorra è ormai radicata da anni su tutto il territorio di Napoli e provincia, ma pian piano si sta espandendo verso sud e verso nord anche in altre regioni. Forse quando la camorra riuscirà a controllare anche il centro Italia qualche politico si renderà conto che non è un problema dei Napoletani, ma un problema nazionale.
Ovunque ci sono i soldi la camorra riesce a metterci le mani, corrompendo politici, addetti ai lavori ecc... minacciando i cittadini e le aziende. Ormai le grandi aziende non aprono più a Napoli, troppe spese, c'è il pizzo da pagare. Di conseguenza manca il lavoro e molti giovani sono disoccupati o lavorano in nero o tentano di arrangiarsi come possono (a volte purtroppo emigrando in altre città italiane dove vengono trattati quasi come extracomunitari). Chi non può o non vuole emigrare deve pur mangiare, comincia quindi a procurarsi da vivere per vie illegali, si comincia con piccoli furti e azioni delinquenziali e si finisce nell'essere risucchiati dalla piovra, la camorra. Prima o poi questi delinquenti entreranno a far parte di qualche famiglia camorristica che controlla una certa zona della città. Camorra, disoccupazione, povertà, criminalità e corruzione fanno si che in certe zone della città la gente viva in una situazione di degrado e si diffonda una mentalità sbagliata.
L'emergenza rifiuti è anchessa conseguenza dello strapotere della camorra. Ogni qual volta a Napoli si è cercato di costruire un inceneritore la camorra è riuscita con i suoi tentacoli a mobilitare cittadini e politici in modo che si oppongano. Probabilmente la camorra vuole mettere le mani anche su questo. O forse la situazione che si è venuta a creare gli fa comodo.
Ma la colpa di chi è? Dei Napoletani? Non credo, i tempi delle rivoluzioni sono finiti. L'inversione di tendena può essere data grazie all'aiuto della gente, ma difficilmente può essere realizzata dalla gente perche il cittadino è minacciato, si sente indifeso e solo, abbandonato dalle istituzioni politiche.
Nemmeno la politica locale può fare qualcosa perchè è anchessa sotto scacco da parte della camorra.
Gli unici che possono e devono fare qualcosa (ma non lo fanno da decenni) sono i governi. Ci vuole un progetto serio per risollevare le sorti di questa città, che vada al di la di inviare 200 carabinieri in più quando ci sono lotte tra famiglie camorristiche. Quel sudicio porco di Calderoli della Lega Nord stamattina sul giornle ha indicato la sua proposta (degna della sua incompetenza e ignoranza), "inivamo l'esercito" ha detto, aggiungendo "a Napoli abbiamo visto di tutto, ci mancano solo i kamikaze". Ora io mi chiedo quale essere umano con un minimo di cervello possa dare il proprio voto politico al partito che quest'uomo rappresenta? Perche persone che non hanno alcuna conoscenza di come vanno realmente le cose a Napoli vogliono ergersi risolutori di tutti i problemi? Perche questa gentaglia non ritorna a pensare ai cazzi propri se non ha proposte serie invece di sparare a vambera soluzioni inattuabili e inutili. Risolvere il problema mandando l'esercito? E come cercare di svuotare una vasca tirando acqua con un tubo; se non si chiude il rubinetto, ai voglia a tirare dal tubo, al massimo potrai abbassare il livello nella vasca, ma non la svuoterai mai. Bisogna cercare di risolvere il problema alla base, alla fonte, al rubineto.
I veri assassini sono i politici, sono loro che dovrebbero avere sulla coscienza i crinini che si consumano ogni anno a Napoli.
C'è bisogno che il governo intevenga con un'opera di istruzione alla legalità, polizia, aiuto alle aziende, controllo su infiltrazioni camorristiche sulle organizzazioni e amministrazioni, riduzione della pressime fiscale, maggiore sostegno al cittadino, riqualificazione di alcune aree periferiche, nove infrastutture, controllo su appalti e su tutto ciò attorno al quale ruotano molti soldi.
Si potrebbe scrivere un libro per discorrere sui problemi (sulle cause e sulle possibili soluzioni) di Napoli. Io non sono uno scrittore e quindi per il momento mi fermo qui.
L'ultimo pensiero lo dedico a coloro che nel tentativo (almeno dichiarato) di discutere sui problemi di questa città e sulle possibili sluzioni (pur non sapendo nulla di questa città) finiscono nell'oltrepassare il limite e scadere nel disprezzo, nel pregiudizio, nella generalizzazione, nell'odio, nel razzismo, nel gusto di decantare e ingigantire (a volte inventare) notizie che mettano in cattiva luce Napoli e i Napoletani. Queste loro dicussioni sono inutili e mi disgustano. Senza sapere che a Napoli ci sono tantissime altre cose che funzionano e spesso meglio che nelle città di provenienza di questi onniscienti personaggi. L'italiano medio che legge le parole di questa gente finisce per farsi un'idea totalmente falsa di questa città.
Queste persone superano quello che è per me il limite invalicabile, superato il quale non hanno più alcuna speranza di avere il mio rispetto o la mia amicizia.
Non finisce qui. October 28 IL PAESE DEGLI INDULTI E DELLE CHIACCHIERELa lezione è dura da assorbire, ma è ormai chiarissima: per la giustizia sportiva italiana, sono sufficienti quattro ore di chiacchiere per cancellare quattro mesi di certosino lavoro di giudici, ispettori e magistrati. Quattro ore di banali filippiche che fanno breccia nel cuore di “altri” giudici, impietositi e smaniosi di chiudere in fretta una vicenda che non innalza l'italico livello di inciviltà giuridico-sportiva.
La Juventus, mandata in C dal procuratore Palazzi, si è ritrovata prima in B con -30 per mano della Caf, poi in B con -17 per conto della Corte Federale e infine in B con -9 sulla base di quanto disposto dalla Camera arbitrale del Coni. C’ è da giurare che dopo tutte queste spintarelle la vecchia Signora somigli tanto ad una megera incartapecorita, e che qualche ruga in più l'abbia disegnata quella vecchia volpe dell'avvocato Zaccone, che dopo aver "patteggiato" la B davanti ai giudici della Figc, ha ammesso che la società da lui assistita avrebbe rischiato seriamente la C2 per i capi d'imputazione accertati.
Un discorso che avrebbe dovuto far rizzare i capelli agli arbitri in camera di consiglio, e che invece non ha evitato un'altra ventata di compassione del palazzo romano. Un giudizio, quello del Coni, nato in tempi già sospetti, nel giorno della presentazione dei calendari, sotto una presidenza federale spaventata dalla prospettiva-Tar che avrebbe bloccato i campionati, e che spinse le parti a concordare in anticipo una soluzione per il quieto vivere di entrambe. Un patto ratificato a quasi due mesi di distanza dal verdetto già scritto, che consente al nuovo corso bianconero di gridare alla parziale vittoria per l'opera di rinnovamento effettuata ma di non sentirsi per nulla appagata dallo sconto di pena; e pazienza se nel frattempo in Lega modificano il calendario in continuazione pur di non far stancare i ragazzi di Deschamps.
E' andata bene anche alla Lazio, meno alla Fiorentina e per nulla al Milan: meno male che in entrambi i casi gli arbitri hanno giustamente evitato di rendere ancora più farsesca la pena inflitta a chi ha pesantemente barato (i telefoni di Della Valle e Meani non sono usciti immacolati). Già è tanto (anzi, troppo) che i rossoneri abbiano giocato la Champions' e che i viola siano restati nella massima serie, e questo sia per la Figc che per la Caf, non per l'allegra Corte Federale dell'allegro professor Sandulli, la cui patetica richiesta di rispettare le sentenze è caduta nel vuoto (lui stesso avrebbe dovuto fare altrettanto senza che Ruperto lo pregasse, e invece "chissenefrega": avrà imparato la lezione?).
"Calciopoli" si chiuderà con i probabili sconti a Reggina ed Arezzo, ma lascerà aperta una ferita che sarà riaperta da un Milan che lotterà per lo scudetto, da una Lazio ed una Fiorentina in corsa per l'Europa, da una Juventus che si avvia verso una promozione in carrozza. Resta una giustizia sportiva da riformare dopo che il lavoro accurato di illuminati professionisti è stato preso a schiaffi dalle chiacchiere da bar che possono farsi davanti ad una Corte (federale ed arbitrale) impaziente di tornare a casa e di fare giustizia (anzi, sconti) sommaria, quella stessa che non era stata fatta dai primi gradi di giudizio. Gli ottimisti che si erano seduti sulla riva del fiume aspettando che passasse il cadavere, adesso possono tornare alla loro magione: l'ultima coltellata alla schiena non è per gli imbroglioni, ma è ancora per il calcio italiano, tenuto in vita da un perdonismo che ancora una volta ha impedito di voltare pagina. D’altronde, non è questo il paese degli indulti e delle chiacchiere?
Autore: Marco Santopaolo September 26 Omaggio a Massimo TroisiLA VITA
Massimo Troisi nasce il 19 febbraio 1953 in piazza Garibaldi a San Giorgio a Cremano, nella periferia orientale di Napoli. Suo padre Alfredo, nativo di Salerno, ha allora 42 anni ed è ferroviere. Sua madre Elena Adinolfi, di sei anni più giovane è molto religiosa e sensibile. Con lei Massimo, che è dello stesso segno dei pesci, avrà un rapporto molto intenso. Massimo ha 3 sorelle e due fratelli ed è il penultimo figlio. In casa, insieme ai parenti, sono 17 persone: in gergo teatrale una "compagnia stabile" come la definirà lui stesso. Gli basta un avvenimento curioso all'interno della famiglia per creare gag brillanti ed intelligenti, che dimostrano una rara capacità d'osservazione e di rielaborazione del quotidiano. Massimo cresce sereno, in ottima salute. Fin da piccolo ama il gioco del calcio ed entra nella squadra dei ragazzi di San Giorgio. Ama anche leggere i fumetti. A dodici anni si ammala di una malattia che i medici non sanno diagnosticare in tempo. Intanto i reumatismi, la vera causa, agiscono e attaccano il cuore. Massimo continua a fare sport e non si rende conto del problema. Nel tempo libero scrive piccole poesie. La sua avventura sul palcoscenico inizia all'oratorio di Sant'Anna: siamo nel 1969. Intanto frequenta l'Istituto Tecnico "E. Pantaleo" più per far contento il padre. IL 22 ottobre 1971 muore sua madre per la quale scriverà una poesia nella quale si sente l'eco della poesia di Pasolini che Massimo considera il suo autore preferito. Nel 1972 in un vecchio garage nasce il Centro Teatro Spazio e i ragazzi (tra cui Lello Arena) formano il Gruppo Rh-. Il Centro Teatro Spazio nasce da un impegno politico e da un desiderio di partecipazione nel sociale. Nell'aprile del 1976 Massimo viene operato a Houston per la sostituzione della valvola aortica con una valvola al titanio. L'operazione è resa possibile grazie ad una colletta ad opera di tutta San Giorgio e del quotidiano "Il Mattino" e gli consentirà di condurre una vita normale fino al 1993 (lui dirà in un'intervista: "Quando mi servivano tanti milioni per farmi l'operazione al cuore, i miei amici li hanno trovati in due settimane). Nasce il gruppo "I Saraceni" del quale rimarranno i soli Raffaele Arena, Vincenzo Purcaro e appunto Massimo Troisi. Il nome cambierà presto in "La Smorfia". Nel 1977 Massimo riesce a prendersi il diploma di geometra. In settembre La Smorfia registra a Torino le puntate televisive di Non Stop e inizia a conoscere il vero successo. L'anno dopo iniziano le esibizioni nei teatri di tutta Italia e continuano le partecipazioni in tv a Luna Park. Nel 1979 per non diventare a loro volta, lo dichiararono esplicitamente, un semplice stereotipo di consumo, Massimo Troisi, Enzo Decaro e Lello Arena sciolsero il gruppo quando erano al culmine della popolarità. Nel 1981 l'ospite principale del Festival è Massimo Troisi che comunica l'argomento dei suoi tre interventi: politica, religione e il terremoto. Così, poco prima dell'inizio, gli organizzatori informano l'attore napoletano che gli interventi sono stati ridotti a uno e che i temi vanno cambiati. Massimo Troisi rinuncia del tutto ad apparire. A marzo nelle sale cinematografiche esce il suo primo film, Ricomincio da tre. E' un successo pazzesco, clamoroso. Uno dei più alti incassi del cinema italiano di tutto il decennio con un record: resiste per 600 giorni in una sala del cinema "Gioiello" di Porta Pia in Roma. Così inizia l'avventura nelle sale cinematografiche con film sempre apprezzati che spesso mettono d'accordo pubblico e critica (cosa che accade assai raramente), critica che però non lo ha mai capito a fondo perché legata al proprio ombelico. Troisi ironico, Troisi leggero, Troisi discreto... nelle sua opera si legge tutta la sfiducia verso il modo di esprimersi della nostra società ed anche verso certi riti del mondo dello spettacolo: "Ma pecchè ve baciat' semp'..." chiedeva spesso ai suoi colleghi che si prodigavano in effusioni. Massimo Troisi era una persona anche molto preparata, nel lavoro e nella vita: sotto un'apparente noncuranza leggeva molto, si informava, studiava ed apprendeva tantissimo dal cinema degli altri. Voleva un tipo di cinema che avesse sempre il sorriso unito alla tenerezza ed alla poesia, ma allo stesso tempo un cinema dove fossero presenti le contraddizioni della nostra vita. Il 4 giugno finisce un breve viaggio di intense emozioni. Massimo muore a Ostia, il giorno dopo aver concluso le riprese del film "Il postino".
I FILM
1981 Ricomincio da tre
Premio "Angelo Rizzoli" a Massimo Troisi per il miglior film e come miglior attore 1982 No grazie, il caffè mi rende nervoso (film di Lello Arena)
1983 Scusate il ritardo
Maschera d'Argento a Massimo Troisi. 1984 Non ci resta che piangere (con Roberto Benigni)
Premio Biglietto d'Argento al film 1987 Le vie del Signore sono finite
Nastro d'Argento per la migliore sceneggiatura.
1987 Hotel Colonial
1989 Splendor (con Marcello Mastroianni)
Premio dai Giornalisti Cinematografici Italiani
1989 Che ora è (con Marcello Mastroianni)
Coppa Volpi (Festival di Venezia 1989) assegnata a ex aequo a Massimo Troisi e a Marcello Mastroianni per la miglior interpretazione maschile. 1990 Il viaggio di Capitan Fracassa
1991 Pensavo fosse amore invece era un calesse
Nastro d'Argento a Massimo Troisi. 1994 Il postino
Il film concorre per ben 5 nominations Oscar il 25 marzo 1996: miglior film, migliore attore (Massimo Troisi), migliore regia (Micheal Radford), migliore sceneggiatura, migliore colonna sonora (Luis Bacalov). E' il primo film, dopo Sussurri e grida di Ingmar Bergman nel 1973 a concorrere con i sottotitoli a "miglior film" (non straniero). Il solo Oscar ottenuto è quello per la colonna sonora, anche perché l'America scopre che Neruda era comunista. Ma la vittoria non aggiunge nulla a Massimo e al suo percorso artistico. In Cile la prima de "Il postino" è stato un momento di festa e per Antonio Skármeta è stato molto importante vedere il film nel suo paese. La gente ha riso molto, teneramente, e si è commossa alla fine. In Cile hanno accettato Noiret nei panni di Neruda (perfino i politici!). Ma il film è stato acclamato in tutto il mondo, tutto grazie ad una fulminante idea di Massimo, che ha scelto questo romanzo. Nel 1996 Miramax Records e Hollywood Records hanno inciso, in America, un album con grandi star del cinema e della musica che recitano poesie di Neruda sulla musica del film. Julia Roberts, Ralph Fiennes, Miranda Richardson, Madonna, Wesley Snipes, Sam Jackson, Andy Garcia, Willem Dafoe, Glenn Close, Ethan Hawke, Samuel L. Jackson, Toni Collette, Mel Gorham, Vincent Perez (Il "Capitan Fracassa"), Rufus Sewell, Sting, sono gli artisti protagonisti dell'album e sono stati diretti da Micheal Radford. Un critico cinematografico del "Times", Richard Corris, ha detto che Troisi è morto per completare le riprese de "Il postino". Massimo aveva bisogno di un trapianto di cuore ma rimandò per fare il film affermando: “Chistu film ‘o voglio fà c’ ‘o core mio, a questo film voglio consegnare fino all' ultimo palpito del mio vecchio cuore".Massimo è troppo malato, nelle riprese in campo lungo viene usata una controfigura e Noiret recita spesso le scene da solo, senza averlo di fronte. Ripete le scene al massimo due volte. Tra una ripresa ed un'altra si aiuta con l'ossigeno nella respirazione. Le ultime riprese del film le vuole girare a Procida, l'unica isola che, secondo lui, dava le emozioni giuste attraverso i suoi posti e la sua gente. Infatti la prima del film fu proiettata proprio sull'isola.
ALTRO
PREMIO "VITTORIO DE SICA"; LINK
http://digilander.libero.it/webtroisi/pagine/home%20page.htm |